Dimagrire senza dieta

ATTENZIONE: Quello che segue è un articolo in cui descrivo come, grazie all’immaginazione e a tecniche di PNL, sono riuscito a perdere (molto) peso nel giro di pochi mesi, senza fare diete e senza restrizioni particolari. Quella che state per leggere non è una dieta, non è un consiglio dato da un medico o da un dietologo, ma soltanto la mia personale esperienza di utilizzo sperimentale di tecniche di PNL su me stesso, per raggiungere un determinato risultato che mi ero prefissato. Se siete in cerca di una dieta rivolgetevi altrove: non sono un medico e non posso aiutarvi in tal senso.
Se invece siete curiosi di scoprire come la PNL possa aiutarvi a raggiungere uno stato desiderato, allora proseguite con la lettura…


Perché ingrassiamo? Perché è così difficile mantenere un peso forma?
E’ possibile, con la sola forza della mente, ritrovare la propria forza fisica e riuscire a sconfiggere la dipendenza da cibo?


Ho provato, negli anni, svariate tipi di dieta: sono tutte privative e nessuna funziona. O meglio, tutte funzionano subito, in quanto, se seguite con volontà ed abnegazione, mi portano abbastanza rapidamente ad ottenere il risultato voluto. Ma, ahimè, con la stessa rapidità mi riportano nel baratro degli “oversize”, in quanto è impossibile seguire un regime privativo per tutta la vita: appena la dieta viene interrotta, è solo questione di tempo ed i chili persi verranno recuperati con gli interessi.
Quindi, come fare?
Possiamo usare “tecniche mentali” per perdere i chili in eccesso?
Esiste qualche tipo di “mind trick” per convincerci a cambiare alimentazione?

La PNL ci viene in aiuto, in quanto, grazie ad alcune semplici strategie è possibile ristrutturare il significato che per voi ha mangiare, godere di un pasto, sentirsi sazi, vivere in modo salutare, ecc.
L’aumento di peso è infatti legato al fatto che ingeriamo molto più di quanto necessario. Il nostro organismo non è in grado di bruciare tutto ciò che viene ingerito, quindi lo accumula come scorta. Ed ecco che questa scorta diventa esternamente visibile: siamo ingrassati, ed il nostro corpo si è deformato.
A questo punto le possibilità sono due: o facciamo un lavoro su noi stessi per accettarci così come siamo (con qualche o con molti chili di troppo), oppure lavoriamo per riequilibrare il nostro rapporto con il cibo, rieducandoci a mangiare solo quello che è strettamente necessario e richiesto dal nostro organismo per vivere in modo sano ed avere l’energia e la vitalità che ci servono per affrontare la giornata.
Non esprimo giudizi: entrambe le possibilità sono valide ed entrambe possono portarvi a stare bene con voi stessi e con il mondo… L’unica obiezione che potrei porre per la prima possibilità (quella che prevedere l’accettare voi stessi anche se grassi) è che si tratta di un’opzione meno salutare della seconda. Potreste cioè vivere benissimo con voi stessi accettandovi così come siete, ma potreste potenzialmente avere problemi di salute legati alla vostra obesità.
In effetti, negli anni, mi sono a lungo posto il problema: faccio più fatica ad accettare me stesso grasso, oppure a modificare il mio rapporto con il cibo?
Dopo numerose sperimentazioni (la PNL è una sperimentazione continua), e dopo aver raggiunto, nel 2018, il ragguardevole peso di 100 kg, ho deciso che -per me- è estremamente più faticoso accettare un’immagine di me che non riconosco (un me grasso) rispetto a modificare quello che penso su cibo, godimento e sazietà.

Quindi, dall’inizio del 2019, ho iniziato un percorso “mentale” da me ideato, e costruito totalmente su me stesso, sui miei valori, criteri e submodalità critiche.
Oggi, posso dirvi che ha funzionato, in quanto ho perso ben 30 kg (al momento peso 70 kg) in meno di 10 mesi.

Non ho utilizzato tecniche privative che hanno a che fare con l’eliminazione di alimenti o con regimi ipocalorici.
Non ho pesato i cibi o combinato gli alimenti.
Per farvi prescrivere diete di questo tipo, rivolgetevi ad un medico.
Quello che ho fatto su me stesso è un lavoro di natura esclusivamente mentale, che mi ha portato ad autoconvincermi che l’unica alternativa possibile era un’alimentazione sana e moderata.

L’assunto da cui parto è che la dipendenza fisica da cibo ha origini mentali: mangiare male e tanto ha quindi più a che fare con qualcosa di mentale che non con il bisogno effettivo di nutrimento.
Nella fattispecie, nel mio caso (che, sono sicuro, non è unico) si trattava di una vera e propria “esperienza di piacere” ottenuta attraverso il cibo.
Godevo molto nell’assumere cibo particolarmente gustoso, e, più ne assumevo, più alzavo il mio livello di assuefazione: ne volevo sempre di più, e sempre più gustoso. Non ero più in grado di distinguere i gusti del cibo semplice, come un pomodoro o un piatto di riso: avevo bisogno di condirlo e trattarlo sempre di più per trarne il giusto livello di piacere. I miei sensi erano intorpiditi, la mia voglia di cibo era inestinguibile: ero come un tossicodipendente, ed il cibo, così trattato ed alterato, era diventata la sostanza tossica che mi avvelenava, creando un circolo di dipendenza difficile da gestire razionalmente.

Credo che per molte persone sia così: intossicate dal loro stesso nutrimento. E più si intossicano, più ne vogliono.

Quindi, ho affrontato il problema scollegando questa “equivalenza” cibo=godimento che è sì di origine mentale, ma ha dei riscontri sensoriali molto forti a livello fisico.

Come sempre faccio nel mio lavoro, sperimento su me stesso, nel tentativo di giungere ad una “summa” di ciò che funziona, tenendo sempre presente che non tutte le strategie hanno la stessa efficacia su tutti, quindi è anche importante sperimentare più strade per trovare quella che si adatta meglio al caso specifico..

Per chi non conosce la PNL risulterà complicato comprendere come ho operato in pratica, ma voglio comunque darvi una sintesi della mia sperimentazione, così che possiate avere un’idea della potenza del sistema. Ovviamente, per ulteriori informazioni, potrete sempre contattarmi…

Ecco in sintesi cosa ho fatto:

  1. Ho lavorato sull’estrazione delle mie submodalità critiche, ovvero su come il mio cervello ordina e codifica l’esperienza “mangiare per godere”. Si tratta di eseguire una serie di visualizzazioni, al fine di estrarre quelli che sono gli elementi sensoriali tipici che mi portano a compiere il comportamento che desidero correggere. Per ognuno di noi queste “submodalità” sono diverse, per cui è inutile che vi elenchi le mie…
  2. Dopo aver capito quale sequenza sensoriale mi porta a compiere l’atto indesiderato, ne ho creata una nuova che rispettasse la sequenza primaria, ma che NON comportasse l’assunzione di cibo per essere soddisfatta. Anche in questo caso, si tratta di una semplice visualizzazione…
  3. Grazie allo “Swish pattern” (un potente esercizio di PNL per raggiungere lo stato desiderato) ho creato una sequenza visiva (un film mentale) in cui il comportamento sano e salutare a cui tendevo sostituiva, nella mia immaginazione, quello vecchio e dannoso.
  4. Associando piacere estremo all’immagine sana e positiva che ne scaturiva, al me nuovo, magro ed in salute, utilizzavo, ogni qualvolta mandavo in esecuzione lo “Swish pattern”, anche un ancoraggio sensoriale. Ovvero, eseguivo un gesto particolare nel momento in cui mentalmente veniva raggiunto il culmine dell’esperienza positiva desiderata.

Questa è, basilarmente, la routine che ho seguito per creare un “film mentale” da ripetere il più spesso possibile, più volte al giorno, anche per pochi secondi.
Più il “film” viene mandato in esecuzione, più diventa veloce e potente. La ripetizione è fondamentale.
E, più il processo viene ripetuto, più si crea un nuovo “percorso neuronale” che favorisce l’installazione automatica dello stato desiderato.

So che, per chi non ha esperienze pregresse di PNL, potrà sembrare difficile e che questa descrizione sembra più una procedura informatica che “umana”.
Tuttavia, la cosa bella della PNL è proprio questa: usiamo le nostre stesse risorse (il nostro “codice informatico”) per creare un nuovo “software” che ci aiuti a risolvere alcuni nostri “bug”, da mandare in esecuzione, consapevolmente, quando vogliamo e per quanto tempo vogliamo.

Per semplificare il discorso ai minimi termini: è una forma di autosuggestione guidata in cui siamo molto precisi nei contenuti che vogliamo trasmetterci ed in cui, prima scopriamo e poi utilizziamo il nostro unico “codice di programmazione interno” .
Proprio per questo motivo, la tecnica non può essere descritta con precisione qui: ognuno di noi utilizza infatti submodalità diverse, per cui, il “film” che ne risulterà varierà da persona a persona e l’ordine sensoriale con cui si vivrà l’esperienza sarà differente.

Per maggiori informazioni sulla tecnica, scrivetemi…

Se invece volete provare a fare qualcosa di pratico subito, seguite queste semplici istruzioni:

  1. Iniziate a compiere visualizzazioni giornaliere, in cui associate godimento mentre mangiate cibo sano e disgusto mentre assaggiate del trash food.
    Ad esempio, vedevi totalmente appagati nel mangiare una bella insalata mista: ne potete mangiare a dismisura e più ne mangiate, più provate piacere. Fate questa visualizzazione per almeno 3 volte al giorno, per 5 minuti prima dei pasti.
    Allo stesso modo, dopo i pasti, o quando ne sentite l’esigenza, immaginate di mangiare del cibo spazzatura avariato: mangiandolo provate disgusto ed una nausea irrefrenabile.
    Lo so, detta così sembra una banalizzazione concettuale del processo di visualizzazione, ma le implicazioni a livello mentale sono molto profonde, specialmente se avrete la costanza di ripetere  le visualizzazioni per molti giorni (consiglio almeno 3 settimane).
    Approfondirò la tematica della visualizzazione creativa (“creativa” nel senso che “crea”) prossimamente, ma, per il momento, se volete provare subito qualcosa, una visualizzazione di questo tipo è ideale. Non è l’unica tecnica: ne affronteremo molte altre, ma è una buona tecnica di base per iniziare a conoscersi meglio a livello mentale. Per capire quanto potete visualizzare chiaramente e nel dettaglio, e quale tipo di impatto questa visualizzazione possa avere nella vostra vita di tutti i giorni.
  2. Esponetevi sulla pubblica piazza: fate in modo che si sappia che siete a “dieta” (o meglio, che volete perdere peso mangiando sano). Ditelo al maggior numero di persone. Mettetevi in gioco. Questa strategia ha dei risvolti psicologici profondi: di solito siamo portati a rispettare di più un impegno preso pubblicamente, che non uno preso soltanto con noi stessi. Inoltre, coinvolgere altre persone in questo “esperimento” può darvi la carica motivazionale che vi serve per iniziare. Infine, non sottovalutiamo il potere dell’eggregora, ovvero dell’energia mentale che un gruppo è in grado di far scaturire: la mente di un gruppo è sempre più forte, oserei dire più “energetica”, di quella del singolo. L’unione fa la forza.

Per approfondimenti, o per analizzare una vostra situazione specifica, scrivetemi… La prima consulenza è sempre gratuita…

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